I DIARI DE LAPODEROSA72
Andrò così lontano che il ricordo muoia
disperso tra le pietre della strada,
continuerò ad essere lo stesso pellegrino
con dentro la pena e fuori il sorriso (E.CHE Guevara)
Questo blog è dedicato a Enzo B.
Dedicato a chi illumina il buio a rischio della propria vita
chi sono (o chi vorrei essere)
Donna completa, mela carnale, luna calda, denso aroma d'alghe, fango e luce pestati (.....)Amo il pezzo di terra che tu sei, perchè delle praterie planetarie altra stella non ho.Tu ripeti la moltiplicazione dell'universo.I tuoi grandi occhi son la luce che posseggo delle costellazioni sconfitte, la tua pelle palpita come le strade che percorre la meteora nella pioggia (....) il tuo cuore arso da lunghi raggi rossi(....)Mia brutta, sei una castagna spettinata, mia bella, sei bella come il vento, mia brutta della tua bocca se ne può far due, mia bella, son freschi i tuoi baci come angurie (....) mia bella, t'amo per una ruga sulla tua fronte,AMORE,t'amo perchè sei chiara e perchè sei oscura. (Pablo Neruda)
il mio ideale
Ma come rimanere indifferente di fronte a un uomo che le sbendava e le baciava i piedi, che glieli immergeva in una bacinella e poi si lavava in quella stessa acqua sporca? Ciò di cui May non poteva fare a meno era il desiderio di lui per ciò che aveva dovuto tenere nascosto a ogni altro uomo.( dal libro "I piedi della concubina"-Kathryn Harrison.
PILLOLE
La speranza ha due bellissime figlie: Lo sdegno ed il coraggio; il primo per riconoscere le ingiustizie, il secondo per combatterle (S. AGOSTINO)
Se fossimo tutti uguali, il mondo sarebbe noioso. Noi abbiamo una benedizione speciale da rivolgere a Dio quanto si vede una persona diversa dalle altre: un nano, un gigante, un negro, un uomo coperto di verruche. Diciamo: Benedetto sii Tu, Signore Iddio nostro, re dell'Universo, che hai variato l'aspetto delle Tue creature. PRIMO LEVI, SE NON ORA QUANDO?, Torino Einaudi 1982
"Every gun that is made, every warship launched, every rocket fired, signifies in the final sense a theft from those who hunger and are not fed, those who are cold and are not clothed. "PRESIDENT EISENHOWER April 16, 1953
"Dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fiori!" FABRIZIO DE ANDRE'
"Non morirà il fiore della parola... Potrà morire il viso nascosto di chi oggi lo nomina, ma la parola che giunge dal profondo della storia e della Terra non potrà essere sradicata dalla superbia del potere. Noi nasciamo nella notte e nella notte viviamo: moriremo nell'oscurità Però domani ci sarà la luce per tutti gli altri: tutto, per tutti. A noi, l'allegra ribellione. Niente per noi. La nostra lotta è per la vita, e il mal governo ci offre la morte, come futuro. La nostra lotta è per la giustizia, e il mal governo è pieno di criminali e di assassini. La nostra lotta è per la storia, e il mal governo impone di dimenticare. La nostra lotta è per la pace, e il mal governo preannuncia guerra e distruzione. Siamo qui: la dignità ribelle, il cuore dimenticato della Patria." - SubCom Marcos, dalla 4a Dichiarazione della Selva Lacandona
all'astensionismo di stato . ilo 12-13 andiamo tutti\e a votare e facciamo votare o per il si o per il no . altrimenti succede come al 1 guerra mondiale che il parlamento approvo l'entrata in guerra dell'itralia , nonostante la maggior parte del paese fosse contraria .( ....) continua
CAPRERA. Ulivi pluri centenari piantati dallo stesso eroe dei due modi nel 1867 abbattuti, per far posto a un casetto anti incendio ; pini che soffocano altre essenze, pozzi pericolanti e rifiuti Girare per Caprera è come scavare tra le rovine di Pompei o Ercolano. Dei cento ulivi piantati da Giuseppe Garibaldi ne sopravvivono una cinquantina. Infestati da rovi o soffocati dai giganteschi pini marittimi. I tre pozzi scavati nel granito sono in condizioni pietose, e a cento metri dalle tombe c’è un piccolo depuratore. Verde, per confondersi, come il tetto della casamatta antincendo, tra la vegetazione. Il degrado è evidente, palpabile, ma non irreversibile. L’olio spremuto dalle olive di Garibaldi continua a condire l’insalata servita nell’agriturismo “Garibaldi” che Bainzu Corda, di Tula, gestisce con la famiglia da una decina di anni. Bainzu, da 1964 vive a Caprera, a pochi metri dalla casa bianca garibaldina e sino all’arrivo della soprintendenza ai beni culturali ha curato l’orto e l’uliveto del Generale. «Grazie a una concessione demaniale che prima si estendeva per 40 ettari, ora ridotti a dieci. Quegli ulivi li ho seguiti e potati sin quando ho potuto, poi il ministero ne ha chiuso una parte dentro il recinto del museo - dice l’uomo -, e non so che fine abbiano fatto». Nella primavera del 2004 ha visto gli operai di una impresa gallurese che trasportavano camionate di materiale dentro il compendio «ma non ho mai saputo quale opera stavano realizzando».Probabilmente la casamatta, una stazione di pompaggio per portare a norma di legge l’impianto antincendio del compendio garibaldino sollecitata dalla direzione del corpo forestale dello Stato con sede a Follonica. Un ente competente per la tutela antincendi e ambientale di buona arte dell’isola di Caprera. Una costruzione, la casamatta, dal tetto verde, inserita a forza e ruspate tra due filari di ulivi e tra due pozzi fatti scavare nella viva roccia da Giuseppe Garibaldi. «Il pozzo principale, quello davanti alla tomba, è inesauribile» dice Bainzu Corda di Tula, che per decenni ne ha utilizzato le acque per abbeverare il bestiame e irrigare orto e vigneto. Pozzi ormai stagnanti, recintati con una rete da pollaio e infestati da piante di ogni genere. Si intravedono i pluviali di granito voluti da Garibaldi per il recupero delle acque piovane, un’opera che era costata, all’epoca, soldi e tanta fatica. Tre pozzi (uno dei quali fuori dal compendio) ormai in disuso, che sarebbero un raro esempio di architettura rurale (e utili) se riportati alla loro originaria destinazione, quella di fornire acqua alla fattoria garibaldina di Caprera. Passeggiando sotto i pini e l’ulivetto si inciampa in una vasca di decantazione - per evitare che gli ultimi pezzi di piastrelle, che la rendevano impermeabile, diventassero facile preda dei cercatori di souvenir, è stata ricoperta da un manto di terra -, una vasca che Giuseppe Garibaldi utilizzava per il lavaggio del frumento e delle olive prima della macina. I cinghiali, poco distante, hanno scavato una fossa nella quale imputridisce l’acqua maleodorante e melmosa che sgorga da un minidepuratore. Realizzato anche questo tra gli ulivi. I 4 filari d’ulivo piantati 150 anni fa dal Generale con l’aiuto di un esperto sennorese delimitavano, nella vallata che porta a Cala Garibaldi, l’angolo più riparato dell’isola dal maestrale e dalla tramontana. Ci cresceva di tutto, dai prodotti dell’orto alla vigna.
Lì, davanti al pozzo grande, Francesca Armosino volle seppellire la figlioletta Rosa, nata nel 1869 e morta tre anni dopo di pertosse. Garibaldi era in Francia, e Francesca Armosino (ultima moglie dell’eroe) impedì a messi comunali che volevano tumulare la bimba nel cimitero della Maddalena l’accesso alla Casa Bianca, minaciandoli con il fucile. Voleva che Garibaldi vedesse, anche da morta, la propria figlia. Quell’angolo è diventato il cimitero di famiglia, e vi riposano, oltre al Generale, i figli Teresita (avuta da Anita), Anita (avuta da Battistina Ravello), Francesca Armosino (terza moglie) e i figli avuti da quest’ultima, Manlio e Clelia.
Le pompe idrauliche della casamatta, realizzata tra la primavera e l’estate del 2004, hanno funzionato per poce ore, durante un collaudo. Poi non avrebbero più disturbato il sonno eterno di quella illustre famiglia, pare per un non meglio precisato guasto tecnico. Ma allora perché tanta fretta per costruire quella “indispenabile” casamatta, perchè tanto sfascio, scempio e violenza alla natura davanti alla tomba dell’eroe?
Sul tavolo del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani arrivò, il 20 aprile del 2005, una informativa riservata che dava parere negativo su quella costruzione. Tre giorni dopo il ministro si dimise, con tutto il Governo. Ora il caso è nelle mani di Rocco Buttiglione. Ma anche della procura della Repubbica di Tempio, della Regione Sarda, delle associazioni ambientalistiche, dei garibaldini. Che minacciano, per bocca di Anita Garibaldi, di portare via la salma dell’Eroe dalla Sardegna. Una battuta provocatoria, ma non troppo.Concordo indatti con quanto afferma alla nuova sardegna ( da cui è tratta questa foto ) del 5\6\2005 Anita Garibaldi la pronipote : " Trafugherò la salma per portarla al Gianicolo»CAPRERA. «Se prosegue questo totale disinteresse istituzionale, e si continua a offendere la memoria di un Eroe, compiendo scempi nella sua Caprera, mobiliterò i garibaldini. Sbarcherò nell’isola e trafugherò la salma del bisnonno per tumularla al Gianicolo, dove riposa Anita Ribeira Da Silva, suo grande amore e prima moglie. Così, finalmente, quegli sposi rivoluzionari riposeranno uno accanto all’altra!».Parola di Anita Garibaldi, pronipote del Generale che ieri, a Caprera, ha dato sfogo a tutta la sua indignazione dopo aver appreso degli ulivi abbattuti per lasciare il posto alla casamatta dell’antincendio. Lo spirito battagliero, d’altro canto, non manca alla pronipote del’Eroe dei due mondi, così come non manca un precedente clamoroso. Il trafugamento della salma di Anita Ribeira Garibaldi dal cimitero di Nizza, dove l’aveva sepolta Giuseppe Garibaldi, da parte di Ezio (padre di Anita, Giuseppe e Vittoria), un ratto post mortem compiuto nel 1932. Il ritorno in Patria con le spoglie di Anita fu un trionfo. Ad accogliere a Roma la salma e il nipote del Generale, c’erano il Re d’Italia Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e, come si usava all’era (fascista), una folla oceanica. Anita venne sepolta con tutti gli onori al Ganicolo, sotto la statua di Giuseppe Garibaldi.«Conosco da alcuni mesi il problema - dice Giuseppe Garibaldi, conservatore onorario del museo e del compendio Garibaldino - ma non intendo entrare nel merito di scelte operate dagli Enti preposti alla tutela del sito garibaldino. Dico soltanto che queste sono cose che fanno male alla memoria del bisnonno».I due pronipoti di Giuseppe Garibaldi (tra essi non corre buon sangue) stanno preparando, ognuno con proprie iniziative, le manifestazioni per celebrare il bicentenario della nascita del Generale, che cadrà nel 2007.Giuseppe Garibaldi intende rafforzare la memoria del suo antenato con una serie di iniziatve che ricordino il Garibaldi agricoltore, mentre Anita Garibaldi vuole portare a Caprera le scolaresche di mezzo mondo «per offrire ai giovani quegli ideali di libertà e democrazia che il bisnonno ha portato in ogni nazione, e i valori dell’indipendenza e unificazione per i quali ha sempre combattuto».
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Fango, acquitrini, immondizia, sterpaglie, cemento divelto e totale abbandono; è questo il tributo che l'Italia dà a uno dei suoi più importanti poeti civili? Non c'è una targa che ricordi che in quel luogo, immutato da vent'annie più , fu soppressa la persona e la poesia di Pier Paolo Pasolini; non c'è niente all'infuori del degrado e un brutto monumento di cemento grezzo. E' un luogo irreale, meta di chi non vuole dimenticare la voce che solo la violenza generata da una società altrettanto violenta ha fatto tacere.
Il Comune di Roma dovrebbe intervenire per sostituire, o almeno restaurare, quel monumento, e apportare alla segnaletica stradale cartelli che indichino con precisione il luogo. Nei giorni di pioggia, poi, si formano immensi acquitrini che rendono il terreno melmoso e la visita difficoltosa.
E' stata redatta una petizione al Sindaco di Roma alla quale hanno aderito i visitatori di Pagine corsare. La petizione stessa è stata inoltrata il 2 novembre 1998. Si darà a tutti informazione sull'esito che tale richiesta otterrà. . Per ulteriori news sula petezione per rendere più decoroso edegno di un paese civile il luogo in cui sorge il monumento lo trovae qua ( in questo bellissima homepage dedicata a Pasolini ) http://www.pasolini.net/idroscalo.htm
Lo so che sono fissato su coltivare la memoria , anche per i ricordi più scemi , le cagate di minanno ( le cagate di nonno come diciamo dalle mie parti ) ma come ho già dettoe scritto precedentemente coltivoil dovere della memoria, poiché la peggiore eredità che potremmo avere di quegli anni e della nostra storia sarebbe quella dell’oblio e dell’ignoranza. Ignoranza sul «perché» e sul «chi».E poi come dice Guccini in canzone per silvia : << ….. che sempre l' ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte"… >>qui il resto del testo . Ed è in virtù di ciò che fra gli avvenimenti che si celebrano in questi giorni . ( per chi come me coltiva la memoria e no solo troverà alla fine del post degli approfondimenti ) . Il primo il 24 magio il 90° dell’entrata in guerra più precisamente nella prima guerra mondiale 1(1914-1918 ) il secondo il 27 maggio è il 25 dell’omicidio di Walter Tobagi ; il terzo il 28 maggio il 21° della bomba fascista in piazza della loggia a Brescia , parlo di quello di oggi 29 maggio il 20° della tragedia dell’ Heysel , l’unico non filtrato dalle esperienze degli altri ma dai pochi e vaghi ricordi [ sic] ricordi personali e diretti della mia tenera età d’allora .
Ricordo che la partita fu interrotta e che ci furono gli appelli di Scirea capitano della ( per la Juve ) e del capitano del Liverpool Ian Rush ( se non ricordo male ) , l’atmosfera triste e luttuosa in cui si giocò e la celebrazione forzata ed esibizionistica della juve . Da quel momento ho iniziato quel processo , rafforzatosi da altri avvenimenti ( violenze negli stadi , razzismo in curva, collusione fra frangie estremiste dei tifosi e società ) Conclusosi con lo scudetto farsa della juve 1997 cher mi ha portato a cancellare quel tifo esagitato e fanatico,dal smettere di seguire tutti i programmi tv dedicati al calcio ( fatta eccezioni per le partite ) e a diventare un tifoso tiepido a tal punto da non sapere più a memoria le formazioni della mia squadra . Lo so che molti tifosi Juventini non hanno perdonato ( vedere gli scontri e le aggressioni avvenute a Torino quando la Juve ha giocato contro il Liverpool per la coppa europea ) ma non è coltivando l’odio che si riesce a voltare pagina . Ecco perché dico perdonare ma non dimenticare . Spero , anche se molti juventini non saranno d’accordo ( mi piacerebbe sentire il loro parere ) che la juve restituisca la coppa vinta nel 1985 e che la Uefa ei vertici del calcio europeo mettano coppa non assegnata . Sarebbe un bel gesto per chiudere questa ferita ( che ancora rimane aperta )
come quello del Liverpool che nel suo sito ufficiale ( ha una pagina ,esattamente , nella rubrica dulla sua storia -- cosa che non mi risulta che il sito dela Juventus abbia , cosa invece presente in alcune homepage di tifosi juventini come quella qui citata ed a cui ho tratto la seconda foto --- dedicata a tale avvenimento http://www.liverpoolfc.tv/lfc_story/heysel/): << conclude con un invito: «Il 29 maggio è un giorno della memoria sia per la Juventus sia per il Liverpool: pensate per un minuto a quanti hanno perso la vita all'Heysel e pregate perché ciò non accada più» >> ( news tratta dal corriere dela sera dedicata a tale evento) .Non sò più che altro scrivere , ed è meglio smettere prima che le lacrime mi bagnino completamrnte gli occhi e m'appanano gli occhiali e mi tocca a pulirsi
La missione "Antica Babilonia"
e il petrolio di Nassiriya In un dossier del governo scritto sei mesi prima della guerra
si indicava la provincia irachena come località strategica per l'Italia
ROMA - Siamo in Iraq per il petrolio. Certo anche per scopi umanitari e di salvaguardia dell'immenso patrimonio archeologico di quel paese - non a caso la missione si chiama "Antica Babilonia" - ma l'oro nero c'entra e come.
L'inchiesta di Sigfrido Ranucci, in onda oggi su Rai News 24, documenti alla mano, prova a dimostrarlo. E non sarebbe nemmeno un caso che i nostri militari siano stati dislocati a Nassirya e non altrove, perché il capoluogo della provincia sciita di Dhi Qar era proprio il posto in cui volevamo essere mandati. Perché? Perché sapevamo quanto ricca di petrolio fosse quella zona. In gran parte desertica, ma letteralmente galleggiante su un mare di quel preziosissimo liquido che muove il mondo.la repubblica.it >>>>
La democrazia è un bene comune, non si esporta di Pietro Folena
Chi ha creduto e crede nell'Unione come grande alleanza di governo non può non esprimere preoccupazione e angoscia per la svolta - come l'ha definita giustamente Paolo Franchi sul Corriere - che D'Alema ha impresso alla Fed sul tema dell'esportazione della democrazia con la forza. Perfino la Francia finisce sul banco degli imputati, perché troppo autonoma dagli Usa, e responsabile di un errore speculare a quello di Bush.
Di svolta, e non di un'improvvisazione, si tratta avendo ascoltato, con non minore preoccupazione ed angoscia, l'intervento di appeasement col Governo e con l'Amministrazione Usa che Fassino ha fatto alla Camera sul caso Calipari. Rimane sì il paradosso - lo vuole dire un militante che con dolore ha lasciato i Ds dopo tanti anni - del carattere oligarchico e non democratico di queste decisioni. Franchi, con lucidità, afferma che l'attuale posizione dei Ds, che condivide, avrebbe avuto altro senso se fosse passata attraverso un voto democratico al Congresso. Da poco si sono spente le luci del Palalottomatica, ma nessuno si è sognato di proporre agli iscritti al partito di votare l'espressione testuale usata in questi giorni («esportare la democrazia con successo vuol dire non escludere l'uso della forza»). Oso presumere che il risultato di quel Congresso sarebbe stato diverso, perché la stragrande maggioranza degli iscritti, dei militanti e degli elettori Ds ha un'altra opinione.
Ma oramai, si può rispondere a Franchi, la vita democratica dei partiti si è indebolita, e le decisioni sono confinate a cerchie sempre più ristrette.
Ora il tema è se l'Unione, a partire da Prodi, è in grado di resistere a questa pressione determinata probabilmente dalla convinzione, ad un tempo superficiale e arrogante, che il centrosinistra ha già la vittoria in tasca, ed ora si deve legittimare con l'Amministrazione Usa.
Prodi - che oggi parlerà all'incontro delle riviste sul programma - ha usato altri argomenti per motivare una posizione diversa, molto più avanzata e corrispondente alla realtà. Ha parlato del ritiro non come di una vaga exit strategy, ma in termini molto prossimi a quelli usati un anno fa da Zapatero (non è colpevole anche lui del reato di unilateralismo, stando al teorema di Italiani e Europei?).
Possiamo reggere questa posizione, e precisarla in alcuni suoi punti?
1) Non si può sfuggire a un giudizio drastico sulla dottrina "neocons" e sull'amministrazione Bush. L'idea che l'Unione collochi l'Italia a metà strada tra gli Usa e la Francia è inaccettabile, oltreché un po' ridicola. L'Unione deve assumere l'obiettivo di una posizione autonoma dell'Europa che lavori per sconfiggere quella dottrina e quella politica. Questo non c'entra nulla con l'antiamericanismo, come è evidente, giacché sono in primo luogo gli ambienti politici e culturali avversari di Bush negli Usa a chiedere che l'Europa svolga questa funzione. La politica estera dell'Unione, senza demagogie e senza urla, deve perseguire questo obiettivo.
2) L'uso della forza che l'Unione può accettare è solo quello codificato dallo Statuto dell'Onu - e cioè extrema ratio, falliti tutti gli strumenti politici e diplomatici, esclusivamente nel caso di invasione di un altro paese o di eventi analoghi, che richiede la costituzione di una forza militare autonoma dell'Onu. L'Unione deve invece respingere in radice l'idea dell'esportazione della democrazia con l'uso della forza. Del resto tutti capiscono che questa teoria - inaccettabile sempre e comunque, fondamento della deriva di Bush - sarebbe piuttosto complicato, oltreché catastrofico, applicarla alla Cina, con cui si vorrebbero concludere buoni affari, magari chiudendo gli occhi su diritti umani. In questi anni il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, a partire dalle tragiche vicende della ex Jugoslavia, su cui il centrosinistra dovrebbe aprire una riflessione autocritica, ha forzato lo statuto dell'Onu, violandolo e aprendo la strada alla guerra preventiva degli Usa.
3) La democrazia si promuove, non si esporta.
E'un bene comune, non una merce. E' un valore universale: il solo modo per costruirla è la partecipazione, sono le libertà politiche, sindacali, religiose, civili, è la sovranità dei cittadini. Solo nuove regole etiche per l'economia, il rispetto universale dei diritti umani, dei bambini, delle donne, solo la Corte Penale Internazionale come base di un diritto condiviso, solo gli scambi culturali e sociali, promuovono la democrazia. La guerra viola in radice la democrazia, e la seppellisce.
4) L'Unione deve difendere l'interesse nazionale dell'Italia, nel cuore del Mediterraneo. Nella Prima Repubblica la politica estera italiana fu ispirata a questo principio, e Andreotti e Craxi, solo per citare i casi di due leaders duramente osteggiati dalla sinistra di opposizione, non mancarono di fare scelte lungimiranti e di compiere atti determinati. Vorremmo che l'Unione non fosse da meno, e che anzi collocasse l'Italia alla guida di un processo mediterraneo di pace, di convivenza, di sviluppo.
5) Il caso Calipari non era e non è solo l'occasione per chiedere e pretendere verità e giustizia, ma per dare un giudizio conclusivo - anche per chi in buona fede ha sostenuto finora la posizione del Governo italiano - sull' "errore storico dell'Iraq", come l'ha definito Prodi. Calipari, infatti, come tanti altri, al di là della verità sulla dinamica, è morto perché l'Iraq è in guerra, la guerra è stata dichiarata da Bush e da Blair, l'Italia, violando l'art.11 della Costituzione - che l'Unione deve difendere e concretizzare - partecipa a quella guerra. Cosa aspettiamo ancora per dire, solo e semplicemente, "tutti a casa", e per dare all'Italia del pacifismo, del volontariato, della Chiesa la forza di svolgere in Iraq e altrove un'altra funzione, quella di potenza del dialogo, della tolleranza, della nonviolenza, della pace?
Il tema, quindi, non è solo la demarcazione tra pacifisti e riformisti (che assurdità pensare che fare queste guerre sia "riformista"!), ma è l'Unione e il suo programma. Torna il tema al centro del convegno odierno delle riviste e riproposto da Bertinotti nei giorni scorsi. Chi decide, come si decide, la democrazia.
Viene voglia di proporre le primarie fra tutti gli elettori dell'Unione sul seguente quesito: "la democrazia si esporta anche con l'uso della forza? ". Facciamole, se si insiste sulla strada di questi giorni.